Sotto la superficie, primo lavoro di Elena Varesi edito da Entheos Edizioni, si presenta come un giallo che, pagina dopo pagina, scivola con naturalezza verso atmosfere noir, mantenendo però una struttura narrativa solida e facilmente fruibile. È un romanzo che non cerca scorciatoie spettacolari, ma costruisce la propria tensione attraverso i personaggi, l’ambientazione e un’indagine che affonda letteralmente e simbolicamente nel sottosuolo della città di Milano.
La protagonista è il vicequestore Valentina Rossi, una figura interessante proprio per le sue contraddizioni. In alcuni momenti appare distratta, quasi svagata, come se fosse sempre un passo indietro rispetto agli eventi; in altri, invece, emerge una donna determinata, dotata di una tenacia e di una capacità intuitiva sorprendenti, al punto da sembrare un’altra persona. Questo dualismo non risulta forzato, ma contribuisce a rendere Valentina credibile e umana, lontana dagli stereotipi dell’investigatore infallibile. È una donna che inciampa, dubita, si stanca, ma che sa anche rialzarsi e andare a fondo quando conta davvero.
Attorno a lei ruotano diversi personaggi secondari che, senza rubare la scena, contribuiscono a dare coerenza e linearità alla storia. La narrazione procede senza bruschi strappi, seguendo un percorso chiaro che accompagna il lettore con gradualità. L’unica vera costante nella vita di Valentina è Lamù, la sua cagnolona, presenza silenziosa ma fondamentale. Lamù non è solo una compagna nelle indagini, ma rappresenta il rifugio emotivo della protagonista, il suo porto sicuro nei momenti di sconforto, un elemento che aggiunge calore e autenticità al racconto.
Il caso su cui Valentina è chiamata a indagare prende avvio dal ritrovamento di un cadavere nella zona archeologica sotto il Duomo di Milano. La scelta dell’ambientazione non è casuale e funziona molto bene, perché richiama l’idea di una verità sepolta, nascosta sotto strati di storia e di apparenze. La vittima è un custode, e ciò che inizialmente potrebbe sembrare un fatto isolato si rivela presto un omicidio complesso, la cui difficoltà raddoppia quando i cadaveri diventano due. Da qui l’indagine si complica e si arricchisce di sfumature.
Per arrivare alla soluzione, Valentina deve scavare nei drammi familiari, affrontare i poteri forti della borghesia milanese e confrontarsi con mali profondamente contemporanei come la violenza e la ludopatia. Elena Varesi dimostra una buona capacità nel trattare questi temi senza appesantire la trama, integrandoli nel percorso investigativo in modo naturale.
Il finale vede il vicequestore uscire vittoriosa da un caso che l’ha messa spesso in difficoltà, ma non chiude del tutto le porte. Al contrario, l’ultima pagina apre chiaramente la strada a un secondo capitolo, lasciando intravedere una tristezza latente legata a una vicenda passata, accennata più volte nel corso del romanzo. Un invito a tornare sottoterra, ancora una volta, per scoprire cosa si nasconde davvero sotto la superficie.


