
Valentina Federici
Post Tenebras. Le streghe non esistono
il Castoro
In Morte alla strega la diciassettenne farmacista Mimì con il fiuto e l’ambizione dell’investigatrice, grazie alla sua intraprendenza e competenza chimica, con l’aiuto dell’avvocato John Freeman, è riuscita a salvare la sorella Léa accusata di stregoneria dall’Inquisizione. Su tutto incombe Post Tenebras la potente società segreta di crimini e orrori. L’ambientazione è sempre la fine dell’Ottocento in una Ginevra percorsa da superstizioni, segreti e misteri. Mentre nel lago Lemàno affiorano i draghi in una sorta di realtà strana e straniante. Al contempo prorompe con forza la modernità con l’elettricità e il telefono, l’automobile e la bicicletta, il cinema e i progressi delle scienze. Sfavillante e spensierata la Belle Époque si avvia inconsapevole verso l’inferno della Grande Guerra.
Il romanzo, narrato in prima persona dalla protagonista, è un cocktail di tre ingredienti abilmente mescolati e agitati: il thriller, il poliziesco e il romance, con una spruzzata di weird. La trama è complessa e impegnativa per i continui colpi di scena e i volteggi dei personaggi che reggono una tensione e un ritmo costanti, intervallati da discrete tentazioni sentimentali. Difficile riassumere in breve. Per stuzzicare la curiosità e aprire al fascino della lettura permetteremo solo di sbirciare attraverso qualche squarcio della tela. Un eminente psicologo che studia il fenomeno dello spiritismo, allora di moda, viene trovato morto proprio da uno spiritista. Da Basilea arriva un luogotenente della gendarmeria, non meno attraente del bel John ma un tantino ambiguo, per indagare sulle sparizioni di giovani.
Compaiono personaggi reali, come il grande trasformista Fregoli che qui ha il ruolo del villain, ma è solo un falso storico-letterario che fa gioco all’autrice, e la bellissima Mistinguett, cantante e ballerina dalle lunghe gambe e dai molti amanti, tra cui il principe Costantino di Grecia anche lui a Ginevra, mentre qualcuno trama per trascinarlo in guerra contro il principe Ferdinando I di Romania. Mimì ha frequenti allucinazioni, visioni in cui appaiono accanto a lei John o Léa per consigliarla o rampognarla. Addirittura viene spinta (da chi?) in una specie di tomba buia, una cabina ermetica della centrale idrica sotto il livello del lago sigillata da una botola d’acciaio e che si riempie rapidamente d’acqua; niente paura, si salverà.
Valentina Federici, avvocata ed esperta di nuove tecnologie che vive (guardacaso) a Ginevra, ha una scrittura cordiale e rispettosa dei/delle giovani che leggono, a cui si rivolge con affabilità e nitidezza senza mai essere, però, banale o piatta. La dilogia promette di trasformarsi in una trilogia quando nell’ultima pagina Mimì chiede a John di aiutarla a salvare una principessa. Che si tratti dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, più nota come principessa Sissi? E nostri eroi riusciranno anche a sconfiggere Post Tenebras impedendo la Prima guerra mondiale? Vasto programma.
Da 12 anni