Ren� Maugras, direttore del pi� importante quotidiano di Parigi, � bloccato in un letto d�ospedale e non ha la minima coscienza del motivo. Non solo, si trova semiparalizzato e afasico, situazione che acuisce la sua curiosit�. Perch� solo di questo si tratta. Mentre il mondo fuori assume il peso del dramma e porta al capezzale del malato tutto l�armamentario di solidariet� pelosa e simpatia sincera che possiede, Ren� Maugras vuole solo conoscere quale strano giro abbia avuto il suo destino. Semplice, � successo che una sera, durante una cena al ristorante con amici, si sia sentito male in bagno con perdita di conoscenza. Emiplegia � la parola che da ora in poi gli far� compagnia e riempir� le giornate. Per un certo verso il giornalista sembra soddisfatto. Eh s� perch�, mentre luminari, colleghi e amici gli dicono che tanto i dati clinici quanto le esperienze nel campo propendono verso un suo completo ristabilimento, a lui non interessa guarire. La sua guarigione gli � del tutto indifferente. Non vuole essere tranquillizzato. Anche se le cose stanno in realt� proprio come gli vengono riportate. Maugras � gi� partito per un�altra direzione. Fa un bilancio della sua vita, fotografa con l�occhio dell�anima chiunque lo vada a trovare. E scopre del nero. Tanto nero. Nero sporco. Un po� attaccato anche a lui, in verit�.
Il suo ha il profilo di Lina, la moglie. Un�estranea che fa il bagno nell�alcol. Partono le domande. E fanno male. Perch� non hanno il paracadute dell�autoassoluzione. Quello che cola sugli altri invece prende varie forme: sottile ipocrisia, reticenza interessata, invidie nascoste, vacuit� mondana di cui � nudo lo scheletro. Il catalogo � ampio.
Poi c�� il ritegno e la vergogna del dover offrire un corpo che non ha pi� difese e che viene manipolato a piacere da due infermiere. Infine i ricordi. E quando arriva la cavalleria dei ricordi, si salvi chi pu�.
Scritto nel 1963 (e preceduto, cosa insolita per lui, da un�avvertenza scritta di suo pugno), Le campane di Bic�tre, � stato uno dei �romans romans� o �romans durs� (per intenderci: quelli senza il commissario Maigret) pi� amati in assoluto dal suo autore. Forse, come ha affermato il figlio John, perch� Simenon descrisse, con quasi tre decenni di anticipo, una situazione che avrebbe dato del tu alla sua stessa sorte umana. Forse perch� il suo respiro risulta cos� naturalmente universale. Fenomenale esempio di narrazione intimista, cruda non solo nella tipica espressione linguistica simenoniana, la storia si racconta negando sin dal suo principio ogni principio di azione e movimento. Maugras � immobile. L�universo dello scrittore � una stanza di ospedale abitata da un degente incollato al letto. Il palcoscenico fisico non cambia. Una realt� parallela ruota attorno con fughe che tagliano le certezze di una vita.
Non si tratta di una primizia nell�opera monumentale dello scrittore di cui quest�anno cade il trentennale della morte. In due altri romanzi (Il pazzo di Bergerac e Il Natale di Maigret), l�intera vicenda gira attorno a un�architettura identica. Ma qui non c�� un�indagine da organizzare, pedinamenti e trappole investigative con cui far correre le pagine. Qui non c�� la mole di Maigret. Ma la vita improvvisamente rinsecchita di un uomo che ha solo i suoi pensieri da slegare. E che si trova a far da giudice di un vissuto che continua ad aprire finestre che lui non pensava neanche incassate nel muro. C�� solo lui e la pietas di cui pu� disporre. E Simenon esce con tutta la maestria adamantina. Quella che ci porta in apnea fino al termine della narrazione.