C’è tanta storia e tanto folclore, nel nuovo romanzo La Specchia del diavolo della barese Gabriella Genisi, nota come “la mamma di Lolita Lobosco”. Un personaggio dalla personalità vulcanica, Lolita! Alter ego del commissario Montalbano, al quale l’autrice ha dichiarato di essersi ispirata. Che ha dei punti in comune persino con lo stesso attore Luca Zingaretti, visto che nella trasposizione televisiva Lobosco è interpretata dalla di lui moglie Luisa Ranieri.
Messo in attesa quel soggetto, l’autrice si è cimentata con una nuova figura femminile, passando dalla Polizia di Stato all’Arma dei Carabinieri. Francesca Lopez è il suo nome ed è sulla trentina. Detta Chicca e descritta da tutti come una “ragazzetta” dall’aspetto ordinario, per quanto carabiniera tosta e determinata.
Archiviate le “faccende del barese”, dove operava la vice questore Lobosco, il maresciallo Chicca Lopez ci conduce tra le magie del Salento, una terra sanguigna e ancestrale, in cui avvengono omicidi non tanto per denaro o malavita, ma piuttosto per ragioni passionali.
La Specchia del diavolo (Rizzoli, gennaio 2026) è il quarto episodio con la carabiniera Lopez in azione, reduce da complessi problemi familiari e amorosi, che la rendono sempre un po’ “orfana” e in cerca di protezione. Avvenimenti che l’hanno indurita caratterialmente e fanno sì che lei risulti scontrosa col prossimo, mai disposta a interagire in modo “leggero”, così come invece faceva Lolita. Fondamentale la differenza d’età tra le due: Chicca deve ancora trovare se stessa e si arrabatta in un mondo che la guarda con diffidenza, dal tacco del profondo Sud, complice la sfortuna di essere femmina. Un maschilismo che aleggia sul posto di lavoro, tramite le teorie sessiste del capitano Biondi, dal comportamento contraddittorio.
È proprio questo suo superiore a far “planare” sulla scrivania della Lopez un caso che, a prima vista, sembrerebbe marginale. Pensando di togliersela di torno, Biondi autorizza invece la carabiniera a occuparsi di una faccenda spinosa e dai risvolti ricchi di sfaccettature.
All’ospedale di Lecce è ricoverato un giovane ragazzo indiano, di nome Rami, che qualcuno ha riempito di botte e ridotto in fin di vita. Un poveretto che, dopo avere svolto umili mansioni e avere trovato la protezione di una nobildonna filantropa del Salento, ha iniziato a lavorare presso un orafo ben quotato. Il ritrovamento del disgraziato ha del rocambolesco, in quanto a dare l’allarme è stato un avvocato che faceva jogging presso la “Specchia del diavolo”, una sorta di collinetta tra le campagne della Grecia Salentina, fatta di cumuli di sassi, con al suo attivo diversi significati leggendari.
In un tempo in cui si crede a dinamiche delittuose assurde, Chicca Lopez si ribella. E si mette a indagare a dispetto di tutti, con ogni tecnica a disposizione. Parte attiva della trama, alla stessa stregua dell’indagine, è l’accurata descrizione della vita privata della protagonista. Con riferimenti al rapporto burrascoso che Chicca detiene con la sua compagna Glenda, un amore giunto ormai al capolinea. E una nuova tenerezza provata per quel padre che non l’ha mai riconosciuta, da poco comparso nella sua vita e con cui divide il progetto di andare nel Vermont a riprendere le spoglie della madre, per farle rientrare in Italia. Avere un obiettivo comune dà a Chicca l’illusione di conoscerlo. Infine, l’aiuto costante del padre putativo, quello psicoterapeuta che l’ha aiutata sin dalla più tenera età e non la lascia mai sola.
Il maresciallo Chicca Lopez si sposta in moto. Ed è in sella alla sua Bonneville che visitiamo le zone più pittoresche del Salento, tra terre sconfinate e mare, di cui percepiamo colori e odori. Arriviamo persino ad assaporare i sapori dei piatti, che lei sovente assaggia.
Per poi scoprire un delitto primario, da cui tutto è partito, con un intreccio complesso che vede motivazioni legate al mondo della macara, la cosiddetta strega o fattucchiera del passato salentino.
Un viaggio non solo fisico, ma anche interiore. Dove Chicca incontra un bene e un male che stanno a stretto contatto, proprio per amore di quel “doppio” che pervade le storie dell’autrice.
I capitoli sono introdotti da citazioni della poesia E segla u demonìu (la Specchia del diavolo) del poeta Giannino Aprile (1918 – 1968), sindaco del comune natio di Calimera, nel leccese, nonché mecenate per la diffusione del sapere nella Grecia Salentina. Un’area linguistica e culturale dove si parla un dialetto neo-greco detto griko.
La Specchia del diavolo è un romanzo ben riuscito, con una Chicca Lopez “frizzantina”, di cui sentiremo ancora parlare. Una lettura dalla prosa incalzante e scorrevole, com’è tipica della Genisi.
In sintesi, una storia godibile e vivamente consigliata.


