Con Implacabile Christopher Bollen (Bollati Boringhieri) conferma di essere uno degli autori più raffinati e disturbanti del thriller contemporaneo. Dopo aver esplorato il lato oscuro dell’America in opere come Orient e A Beautiful Crime, Bollen trascina stavolta il lettore in un labirinto psicologico dove la paura non nasce solo dal pericolo, ma dall’inesorabile peso del passato. Il romanzo si apre in un tempo recente, durante i mesi più incerti della pandemia di Covid-19, e presenta una protagonista fuori dagli schemi: Maggie, un’anziana vedova americana che ha deciso di vivere la propria vecchiaia spostandosi di hotel in hotel, come se la mobilità potesse tenerla al riparo dai ricordi e dai rimpianti.
È a Luxor, tra le sabbie dorate e il fiume che scorre come un dio antico, che la sua fuga si arresta. Qui, Bollen costruisce una tensione che cresce con la lentezza implacabile di una tempesta nel deserto. Luxor non è solo uno sfondo esotico: è un personaggio vero e proprio, osservatore silenzioso e a volte complice delle vicende umane che si consumano tra le sue rovine. Nella cornice di una città sospesa tra la magnificenza del passato e la desolazione del presente, l’autore intesse un duello sottilissimo e perverso tra Maggie e Otto, un bambino di otto anni dal sorriso ambiguo e dallo sguardo troppo adulto.
Il cuore del romanzo è proprio questa relazione impossibile, fatta di sospetto, paura e attrazione distruttiva. Maggie vede in Otto un nemico, una minaccia da eliminare; Otto, dal canto suo, sembra possedere la medesima intenzione. È una partita a scacchi in cui le regole cambiano di continuo, e ogni mossa spinge entrambi sempre più dentro l’abisso della colpa. Nessuno è innocente, nessuno è puro. Come suggerisce il titolo, in Implacabile non esistono buoni o cattivi: solo esseri umani feriti.
Bollen maneggia il tema della colpa con un’eleganza quasi hitchcockiana. Ogni pagina svela qualcosa in più del passato di Maggie, un passato che l’autore dissemina con maestria, lasciando che il lettore lo ricomponga pezzo dopo pezzo, come un mosaico antico. E proprio come nei migliori thriller psicologici, ciò che spaventa non è tanto la violenza quanto la logica fredda che la precede. L’autore sa come insinuare il dubbio, come rendere ogni gesto ambiguo, ogni dialogo doppio.
La scrittura, densa e cinematografica, restituisce alla perfezione l’atmosfera di una Luxor deserta e immobile, dove il tempo sembra essersi fermato. Bollen alterna pagine di introspezione a momenti di pura tensione, costruendo un ritmo che cresce gradualmente fino all’esplosione finale. I capitoli si susseguono come tappe di un viaggio iniziatico che conduce Maggie – e con lei il lettore – a confrontarsi con le proprie ombre.
Implacabile è un romanzo sulla sopravvivenza e sulla crudeltà dell’animo umano, ma anche una riflessione sottile sull’età, sulla solitudine e sull’impossibilità del perdono. Tutti i personaggi che ruotano intorno a Maggie – turisti, guide, albergatori, figure effimere eppure essenziali – finiscono per diventare pedine di un gioco più grande di loro, strumenti inconsapevoli di provocazione e vendetta.
Con questo romanzo, Christopher Bollen ci consegna un thriller sofisticato e crudele, in cui la tensione non nasce dal colpo di scena ma dall’inquietudine che cresce pagina dopo pagina. Un libro che cattura e avvolge, lasciando il lettore sospeso fino all’ultima riga, quando resta solo una domanda: chi dei due, tra Maggie e Otto, è davvero il carnefice? E chi la vittima?
In Implacabile, la risposta – come la verità – non è mai univoca.


