Il patto del re – Joe Hill



Joe Hill
Il patto del re
Piemme
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Un ragazzo del Rackman College nel Maine, un certo Arthur Oakes, è un brillante studente ma anche un inguaribile sognatore oltre che onnivoro lettore. Ma i suoi sogni si sgretolano e con essi anche la sua timida storia d’amore con Gwen Underfoot. Si trova coinvolto in uno strano giro. Una spacciatrice locale e il suo compagno lo obbligano a commettere un illecito che per lui è terribile. Deve trafugare dei libri preziosi e rari dalla biblioteca che con insaziabile interesse frequenta. Emarginato chiede aiuto agli amici che gli sono rimasti per essere liberato da questa trappola. Sono 5 temerarie persone che suggeriscono varie soluzioni. Vi è Colin Wren che invita Oakes a utilizzare il Diario di Crane per evocare un mostro in grado poi di eseguire gli ordini del ragazzo. La bella Allison Shiner, i gemelli Donna e Donovan McBride e l’acuto Gwen si uniscono al ragazzo nel tentativo di portare una creatura nel nostro mondo.  L’esperimento ha successo. Tutto il gruppo dovrà affrontare misteriose, minacciose ma soprattutto imprevedibili forze e creature del mondo dell’occulto.  Quella che era solo un’idea esce da un luogo buio dell’inconscio per entrare nel mondo e ferire. Il tentativo di salvare Arthur diventa quindi un patto agghiacciante. I sei devono scegliere un sacrificio umano per il presunto Re dolore, ogni anno, in caso contrario diventeranno loro stessi vittime.  Il libro è un’opera ampia che attraversa quasi trent’anni di vita dei sei protagonisti seguendoli da quando sono studenti sino all’età adulta con tutto quello che comporta in termini di esperienze di vita e professionali. Questo periodo così lungo diventa un espediente dello scrittore per richiamare epoche diverse e trasformazioni sociali e individuali. Non vi è quindi solo una classica storia dell’orrore ma anche un accostamento alle vite nella loro maturazione e crescita. Un horror che si mescola con strani risvolti psicologici analizzati nel dipanarsi della trama con acume e incisività. Inoltre vi è una riflessione sul male e sulle angosce più profonde che giacciono nel nostro inconscio e vengono personificate e fatte affiorare nelle loro tragiche azioni. Vi è pure una dialettica considerazione del potere e delle sue azioni nefaste sulle persone soprattutto quando affievolisce la dimensione morale e integra dell’individuo.

Joe Hill ci consegna un libro ibrido che fonde generi diversi. L’abilità dello scrittore, che deve molto a suo padre Stephen King, ci regala un romanzo molto visivo dalle dimensioni cinematografiche, sembra di assistere a delle scene che si stagliano ai nostri occhi con potenza e incisività.

Roberto Estavio

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