
Tommaso Percivale
Il segreto del samurai
Piemme
Ancora una volta Percivale non delude le attese di chi conosce le sue opere: generi, storie e scrittura. Nell’ultimo romanzo colloca una trama gialla che sa un po’ di nuovo e un po’ d’antico entro paesaggio naturale, antropologico e mitologico al tempo stesso del tutto particolare. Tutto inizia con l’incendio provocato a bella posta in un laboratorio scientifico da Takeshi Ito, quattordicenne orfano problematico, ribelle e irrecuperabile, espulso in 3 anni da 7 istituti/riformatori, quindi avviato sulla strada del carcere, e presumibilmente poi del crimine, ma che in extremis viene inviato in entro un programma speciale di rieducazione nella scuola di kendō (arti marziali) nel dōjō (località, palestra) Mugen sul Monte Kagemine per apprendere il bushidō, ovvero “la via del guerriero”, codice etico dei samurai secondo valori come lealtà onore coraggio autodisciplina, per proteggere i deboli e riparare ingiustizie; insomma un omologo del nostro Don Chisciotte. Forse qualcuno ha visto qualcosa in Takeshi, che invece di scappare ha salvato il bidello intossicato dal fumo, un briciolo ancora buono.
Qui occorre aprire una parentesi per sottolineare come tutto il libro sia ricco di termini giapponesi, comprensibili nel contesto, ma chiariti ancora meglio nel glossario in appendice. E soprattutto sappia dar conto di un Paese che vuol far coesistere le sue due anime: tradizione e modernità tecnologica, cellulari (proibiti però nel dōjō) e spade di bambù, i samurai e Goldrake. Vuol far crescere nuove piante sulle antiche radici. C’è da scommettere, però, che Percivale, non abbia seguito le orme del grande Salgari che si limitava a documentarsi puntigliosamente sulle fonti cartacee allora esistenti, restando fermo a Genova e Torino, ma si sia anche giovato di ricognizioni dirette in loco, unendo l’utile al dilettevole.
Riassumere 200 pagine fittissime di avvenimenti, sorprese, scoperte, pure omicidi e quindi ricerche e indagini, è praticamente impossibile. L’addestramento di Takesci nel dōjō Mugen ricorda un po’ quello della Sposa (Uma Thurman) nel film di Tarantino Kill Bill: Volume 2: dire durissimo è poco.
Incombono ancora sul Kagemine le leggende nere di un samurai sparito dopo aver sterminato tutti gli abitanti di un villaggio e di bambini schiavizzati e scomparsi in una miniera di preziosissima giadeide che fa gola a tanti. La sensei (Maestra) non si vede mai, ma è onnipresente nel guidare i ragazzi del dōjō. Takeshi trova nel suo capanno trafitta da una katana una studentessa che conduceva, appunto, una ricerca scientifica della miniera e che accidentalmente aveva rinvenuto uno zaino pieno di soldi nascosto nel cimitero. Poi il ragazzo viene spinto in un torrente dove rischia di annegare. Sotto pietroni coperti dalla cascata viene trovato anche il corpo di uno studente sparito da tempo.
Cresce la tensione, davvero. Il tatuaggio che contraddistingue i ragazzi del dōjō in realtà è una mappa che conduce nelle viscere del monte, dove si affrontano con la katana il leggendario samurai (ma non era morto?) e un ex guerriero a cui la sensei aveva rifiutato il tatuaggio perché non degno, con un’ombra nel cuore; diciamo che aveva scelto il Lato Oscuro della Forza, come in Star Wars. Takeshi invece…Ma per giungere a tanto ne succedono di cose. Da leggere, anche per la scrittura nitida e capace di costruire ad arte le giuste atmosfere ed emozioni.
Da 11 anni.