Al suo esordio come romanziera Cristina Biolcati conferma la propria verve narrativa in giallo di cui aveva già dato prova di maestria coi tanti racconti pubblicati anche sul Giallo Mondadori.
Diciamo questo non a caso perché in questo intrigante romanzo, UNA SCIARPA BLU COBALTO, appena pubblicato da Golem Edizioni, nella collana Le Vespe, ritroviamo Bianca Damiani, l’ispettrice tosta e risoluta che abbiamo già conosciuto nel racconto LUNA PARK ASSASSINO (Delos Crime).
Bisogna infatti partire proprio da quel racconto ambientato a Padova, per inquadrare il contesto attuale, anche questo ambientato nella città di San’Antonio.
Bianca Damiani in quel racconto, determinata a individuare la mano omicida che prendeva di mira giovanissime donne nei Luna Park, mossa da un puro istinto da cacciatrice commise una leggerezza di cui si sarebbe poi pentita amaramente e ne avrebbe pagato uno scotto salatissimo e utilizzò Rebecca, la nipote adolescente, come esca per fare uscire l’assassino allo scoperto.
Sia Rebecca che Vanessa, la sorella gemella di Bianca e mamma della ragazzina, non le perdonarono quel gesto davvero avventato che mai si sarebbero aspettate da una zia e da una sorella, e poco importa che l’assassino venne comunque fermato proprio da Bianca e che con quell’arresto salvò altre vite. Anzi, per fargliela pagare, sua sorella Vanessa, sedusse la compagna di Bianca, Silvia Zella, di professione medico legale, con cui aveva una relazione.
Un gesto cattivo e di autentica ripicca, visto che a lei le donne non piacciono.
Dopo quell’episodio dunque, che l’ha segnata nel profondo, Bianca ha lasciato Silvia; zia e nipote l’hanno allontanata e lei si è dedicata anima e corpo al suo essere una poliziotta fin nella radice dei capelli, ed è così che la ritroviamo oggi, in piena attività coi suoi validi collaboratori della Squadra Investigativa del commissariato diretto dal commissario capo Lissone. E uno dopo l’altro facciamo la conoscenza dei suoi aiutanti: Antonio Callegari, quarantacinquenne angolano adottato da bambino da genitori italiani e da poco sposato con Hanna, giovane finlandese in attesa del loro primo figlio; Mauro Colella, scapolo incallito, trentaduenne che ne dimostra assai di più, stempiato e dall’abbigliamento trasandato; il sovrintendente Gianluca Manfreda, quarantenne d’esperienza; il tecnico informatico Luigi Ruzza, giovane e con la zazzera bionda sempre spettinata.
Insieme a loro Bianca accorre in un appartamento in centro, in via Cavazzana, al terzo piano di un palazzo di vecchia costruzione, poco distante dalla Basilica di Santa Giustina. È lì infatti che il domestico filippino ha rinvenuto il cadavere di Mary Tinnici, anziana ultraottuagenaria affetta da demenza senile e che in passato aveva recitato in piccole parti in teatro con Vittorio Gassman e Vittorio De Sica.
Qualcuno l’ha strangolata, si scoprirà poi, con una sciarpa blu cobalto di cui però non c’è traccia nell’appartamento. Bianca e la sua squadra cominciano le indagini e i primi sospetti si concentrano sul filippino e su un nipote della vittima che lavora a Trieste, ma i due hanno degli alibi inattaccabili e non emerge alcun movente valido per assassinare un’anziana inerme, povera in canna e con la mente annebbiata dalla demenza. Per altro un particolare non da poco continua a far scervellare Bianca. La porta di casa della vittima era chiusa con quattro giri di chiave e nessun altro oltre al filippino e al nipote aveva le chiavi e l’anziana da sola non usciva. In pratica l’assassino dopo averla strangolata con la sciarpa, sarebbe uscito, avrebbe chiuso la porta e avrebbe dato diversi giri di chiave.
Per quale motivo? E chi poteva farlo se nessun altro aveva le chiavi?
A ingarbugliare la trama, ben dosata e ottimamente architettata, interviene anche la denuncia da parte di Alvise Piovan, capofamiglia assai preoccupato a seguito di telefonate anonime e di uno sconosciuto che è andato da casa loro mentre sia lui che la moglie si trovavano fuori casa. La famiglia Piovan non è una famiglia qualunque. Con loro vivono i cinque figli e un sesto è in arrivo, e la signora, per incrementare le entrate, si è inventata influencer di successo, con oltre centomila follower, tant’è che cucina in diretta social coi figli più piccoli e da ogni parte d’Italia arriva concretamente la solidarietà nei loro confronti, sotto forma di pacchi contenente ogni genere di cose.
La famiglia Piovan per altro vive proprio di fronte a quella della vittima.
Della trama non aggiungiamo altro, se non qualche chicca della vita privata della protagonista, Bianca Damiani, che ritroverà sulla propria strada Silvia Zella, la sua Ragazza Apache, ma anche la sorella gemella, Vanessa, che ancora una volta troverà il modo di farla preoccupare e non poco, così come ritroveremo Rebecca, che si è temporaneamente trasferita a Dubai, dal padre perennemente assente, pur di evitare i contatti con Bianca.
Un romanzo agile, che si legge volentieri, e che oltre a intrigare diventa anche denuncia sociale quando pone l’accesso sui drammi che la nostra odierna società produce specie nelle menti più giovani, travolti dall’uso perenne dei social che confondono la realtà virtuale con quella della vita vera al punto che ogni cosa diventa lecita.
È brava insomma Cristina Biolcati a tratteggiare con pennellate d’autrice il sistema sempre più malato che abbiamo costruito attorno a noi e ai nostri ragazzi. Un sistema alimentato da una società consumistica ed edonistica dove ognuno è disposto a vendere anche la propria dignità e la propria intimità pur di aver un tornaconto economico. Di fatto quello che avviene ogni giorno sui social e così un romanzo diventa anche denuncia e suscita riflessioni su cosa davvero siamo e su cosa siamo diventati.


