È arrivato in libreria un nuovo giallo dello scrittore giapponese Matsumoto, pubblicato a distanza di quasi sessant’anni dalla sua uscita originale e ottimamente tradotto da Alessandro Passarella. Un ritorno editoriale atteso, che riporta all’attenzione dei lettori uno dei maestri del noir nipponico.
E’ uno dei romanzi più inquietanti tra quelli prodotti da un abile scrittore, acuto indagatore della realtà giapponese, ambientato nei sobborghi di una Tokyo distrutta dalla guerra dove regnano incontrastate fame, miseria e corruzione.
In una paese ridotto allo stremo la chiesa cattolica assume un ruolo importante sia nel sostegno di una popolazione indigente sotto forma di aiuti materiali sia nel supporto morale con la diffusione della fede e con essa sostenendo la rinascita e la ricostruzione.
Ambientato nel Giappone del 1959 Vangelo nero mette in scena uno dei contesti più insoliti della narrativa di Matsumoto: una chiesa cristiana nel sobborgo di Musashino, enclave straniera e apparentemente impermeabile alle tensioni della società giapponese. La scoperta del cadavere di una hostess nel fiume Genpakuji incrina questa superficie di ordine e devozione, dando avvio a un’indagine che procede per cerchi concentrici, portando alla luce una fitta trama di ipocrisie, desideri repressi e interessi inconfessabili.
Attorno alla vittima si muove una galleria di personaggi emblematici: sacerdoti inquieti e contraddittori, figure femminili ambigue, vertici ecclesiastici coinvolti in traffici opachi. Matsumoto osserva questo microcosmo con il consueto rigore, evitando ogni compiacimento morale e concentrandosi piuttosto sui meccanismi del potere e sulla difficoltà di accedere alla verità.
Al centro del romanzo non c’è tanto la soluzione del delitto quanto il percorso accidentato dell’indagine, affidata al detective Fujisawa Rokurō e al cronista Sano, entrambi costretti a confrontarsi con l’ostilità delle gerarchie religiose e con un sistema politico attento più agli equilibri diplomatici che alla giustizia. In questo senso, Vangelo nero si conferma uno dei testi più singolari dell’autore: un noir che rinuncia alla suspense tradizionale per farsi strumento di analisi sociale, dove la precisione quasi documentaria dell’inchiesta rende la realtà stessa incredibile.
La presenza del detective Fujisawa Rokurō e del giornalista Sano rafforza la dimensione quasi documentaria del testo: la ricerca della verità si scontra con muri istituzionali, reticenze e silenzi, in un contesto storico in cui la giustizia appare subordinata alla ricostruzione dell’immagine nazionale e alle relazioni internazionali. Ne emerge un noir atipico, spoglio di catarsi, in cui l’inchiesta diventa strumento di critica sociale e il realismo, portato all’estremo, finisce per assumere tratti disturbanti.
Potremmo ammettere che in fondo nessuno si salva, tutti hanno qualcosa da nascondere e tutti tendono ad occultare la realtà per interessi meschini ed inconfessabili.
La chiesa appare una holding che si mescola senza pudore al malaffare rappresentato da personaggi locali ma soprattutto da faccendieri occidentali senza scrupoli, quasi a significare che dove c’è povertà ed ignoranza è lì che prospera il male.
Anche la fede religiosa in fondo è uno strumento di potere, col quale si può raggirare persino la classe colta ed abbiente che dovrebbe essere immune a certi inganni.
Vangelo nero conferma Matsumoto come uno degli autori più lucidi nel trasformare il genere poliziesco in uno strumento di indagine morale e politica. Più che offrire risposte, il romanzo moltiplica le domande, mostrando come la verità, in un sistema dominato da istituzioni opache e interessi superiori, sia spesso destinata a rimanere incompleta. È proprio in questa rinuncia alla consolazione narrativa che il libro trova la sua forza: un noir rigoroso e inquietante, che usa la forma dell’inchiesta per raccontare le ambiguità di un Giappone ancora in cerca di sé.
Seicho Matsumoto (1909-1992) è stato un giornalista e scrittore giapponese. Autore molto conosciuto in patria e vincitore del premio Akutagawa nel 1953, ha scritto oltre 300 romanzi e diversi racconti.
Da alcuni definito il “Simenon giapponese” è stato pubblicato per tre volte nel Giallo Mondadori: La Morte è in Orario del 1957 è l’opera più conosciuta, seguita da Come sabbia tra le dita del 1961 e Il palazzo dei matrimoni del 1998. Le tematiche dei suoi gialli affondano spesso le radici nei problemi sociali giapponesi, il tutto unito ad una predilezione per l’indagine strettamente logica ed intuitiva. Nel 2018 Adelphi ha pubblicato Tokyo Express, apparso nell’edizione originale nel 1958, da cui è stato tratto nel 2007 il film Ten to sen, con Takeshi Kitano. Tra gli altri titoli, Un posto tranquillo (Adelphi, 2020), La ragazza del Kyüshü (Adelphi, 2021), Il dubbio (Adelphi,2022), L’attesa (Adelphi, 2024).


