Se volete conoscere Shakespeare prima di Shakespeare, o meglio: messer Sguiscber, senhor Sceispirhi, messer Sghitspìr …prima di Shakespeare stesso, «Una foresta di scimmie» è il luogo adatto per voi.
Un giovane Will-William, ancora incerto sul da farsi, sul senso e direzione da imprimere alla propria vita, si ritrova in compagnia di un gruppo picaresco, composta da Vincenzo, una specie di guardia del corpo, Luc-Lucrezia, giovane donna apprendista medico e Pistola, che in tutte le azione compiute o da compiere trova ispirazione, o giustificazione, nei versetti biblici. Con loro, il Giovane Will si immerge nel turbine della vita veneziana, in un multiforme caleidoscopio di varia umanità e moralità, in attesa di trovare un imbarco che lo riporti in Inghilterra. Ma i tempi sono bui e i mari solcati da navi spagnole inviate da re Filippo verso nord non promettono niente di buono. Anzi: promettono di spazzare gli Inglesi dalla faccia della terra, compresi i bambini.
Forse Will potrebbe riuscire a dare una svolta alla sua situazione grazie ad Antonio, ricco mercante in grado di offrirgli un passaggio su di uno dei suoi galeoni ma…c’è sempre un ma. Il ricco mercante veneziano non fa nulla senza un ritorno, economico o di immagine ma…la sua ambigua amicizia con Bassanio lo porta oltre le sue reali possibilità. E i suoi vascelli navigano su acque infide e pericolose.
Bassanio, suo amico del cuore e fors’anche qualcosa di più, vorrebbe sposare la giovane, e per niente virtuosa, Porzia, ricca ereditiera ma…per poterlo fare ha bisogno di denaro, molto denaro, che pretende di ottenere dall’amico mercante, in onore della loro amicizia. Antonio, pur di accontentare il suo favorito, cede al ricatto di Shylock, usuraio che vive nel Ghetto insieme a Jessica, la bella e giovane figlia tenuta sottochiave e controllata a vista. Will-William, che entra per la prima volta in contatto con gli Ebrei, sconosciuti in Inghilterra, è incantato da questo mondo, da sempre oggetto di pregiudizi che lui non comprende né può, al momento, condividere.
Conosciamo tutti, per lettura diretta o indiretta, per ricordi scolastici o attraverso altre vie, la storia del mercante di Venezia. Ecco: Pennacchi ci porta direttamente dietro le quinte del teatro shakespeariano per svelarci i segreti e i non detti che hanno, forse, ispirato il suo testo. Ci conduce per mano, attraverso calli e campielli, canali, canaletti e Canal Grande, in un miscuglio di lingue e dialetti, in un calderone di culture ed etnie, tra pregiudizi nutriti da Gentili contro Ebrei ed Ebrei contro Gentili, tra amori, amicizie, passioni… fino a una conclusione che in buona parte stravolge lo spirito del testo teatrale da noi conosciuto o, forse, vuol proprio spiegarne l’origine.
Il ritmo è sostenuto e l’impostazione scenica, proprio come osservata da dietro le quinte, spinge il lettore a scoperte sempre nuove, pagina dopo pagina, duello dopo duello… fino alla rilettura ribaltata e smitizzata dell’intera storia. Il finale, già anticipato nel prologo, rovescia la vicenda, capovolgendo pregiudizi e stereotipi.


