Treno infernale per l’angelo rosso – Incontro con Franck Thilliez che presenta il suo nuovo romanzo.


IL TRENO IN CORSA, IN REALTÀ, È PROPRIO IL SUO GENIO CREATIVO

Alla Feltrinelli di Piazza Piemonte- Milano, Franck Thilliez ha presentato il suo nuovo thriller “Treno infernale per l’angelo rosso”, circondato da appassionati del noir e dal forte nucleo dei suoi lettori. 

L’autore ha dialogato con il pubblico su personaggi, metodo, paure e sul mestiere di scrivere dopo oltre vent’anni di carriera.

Uno dei temi centrali dell’incontro è stato proprio il rapporto speciale con il suo personaggio più amato: il commissario Sharko con cui Thilliez ha costruito un legame duraturo. “Dal primo libro del 2004 sono passati vent’anni. Sharko è praticamente diventato un amico”, ha confessato.

Proprio in questo nuovo romanzo (una riedizione del primissimo della serie di Sharko, uscito vent’anni fa) il protagonista attraversa una crisi personale legata alla perdita della moglie, confermando una consuetudine dell’autore: intrecciare l’indagine poliziesca che tratta di una forte tematica sociale in parallelo con una dimensione emotiva del protagonista, onde creare forte empatia nei lettori.

Contenuti diversi rispetto a quelli trattati in passato, dove il pubblico era prevalentemente attratto dalle storie sui serial Killer. 

Il tema del treno, azzeccatissimo per un thriller, è nato in realtà da una necessità editoriale: quando l’autore era ancora agli esordi, il suo manoscritto venne valutato da una piccola casa editrice specializzata in treni, che come condizione per la pubblicazione gli chiese di inserirli nell’intreccio di un poliziesco. 

Da qui nacque il treno in miniatura legato ai momenti di riflessione di Sharko, che nel corso di questi vent’anni è addirittura diventato un elemento caratterizzante della serie.


Parlando della propria produzione, lo scrittore ha tracciato una distinzione netta tra due famiglie di romanzi: quelli con Sharko, più polizieschi e centrati sull’inchiesta, e quelli, come le trilogie, prevalentemente ambientati in luoghi chiusi e segnati da una forte attenzione alla psicologia. In essi prevale la tensione e l’accento è posto spesso su paure collettive. Dominano temi come la malattia, l’atmosfera è claustrofobica e la sfida alla sopravvivenza è una partita a scacchi tra l’istinto di conservazione e la necessità di distruggere gli altri che diventano necessariamente nemici senza possibilità di redenzione. 

Emergono fortissimi conflitti tra il concetto di bene e male in quanto la linea di demercazione  tra vittina e carnefice diviene quasi invisibile, come accade in “Pandemia” e in “Vertigine” 

La variazione continua di tematiche, per l’autore, è una necessità: “Cerco di scrivere ogni volta una storia diversa che possa nutrire i miei lettori”, afferma.

Prima del Covid, Thilliez era ossessionato dal mondo invisibile dei virus e dei microbi. Il thriller Pandemia scritto nel 2014, in questo senso si è rivelato profetico. Oggi la sua inquietudine più forte è invece l’incertezza sul futuro. 

Alla domanda sulla minaccia del “treno in corsa dell’intelligenza artificiale” risponde che per lui L’IA è al tempo stesso una risorsa e una minaccia: grande fonte di aiuto per medicina e scienza, ma anche un’arma a doppio taglio se privata dell’etica. Una possibile inversione dei ruoli tra uomo e macchina, in questo senso, è una grande minaccia.

La sua ricetta per la scrittura? Vivere il proprio mestiere esattamente come quando faceva l’ingegnere: scrive otto ore al giorno cinque giorni su sette, con un metodo rigoroso che prevede mesi di progettazione, documentazione e ricerca, e quindi la fase di stesura. La parte più difficile, confessa, è trovare tra le tante l’idea giusta. 

Ma non rinuncia alla magia creativa: spesso i suoi personaggi lo portano in direzioni diverse dal progetto iniziale, ed è ogni volta sorpresa ed emozione.


La grande sfida, dopo venticinque libri pubblicati, è quella di non deludere le aspettative del proprio pubblico, ma l’autore vive l’uscita di ogni nuovo romanzo come un momento di arricchimento personale che gli permette di non sentirsi mai sopraffatto dagli eventi esterni. 

Chi è sempre in evoluzione, del resto, non teme il confronto con le incognite del mondo editoriale.

“Mi preoccupo dell’aspettativa, ma è ciò che mi spinge a dare ogni volta il meglio”- dichiara. 

 E questo si percepisce da ogni sui lavoro: la sfida, per Thilliez, è mettere ogni volta in discussione se stesso. È lui, in realtà, il vero treno in corsa! 

MilanoNera ringrazia Franck Thilliez e Fazi Editori per la gradita opportunità.

Silvia Alonso

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