Riflessioni sulla creatività, 2008 – Lo spazio nero 17

Come credo ben si sappia, nel 2004 – assieme alla poetessa Federica Castellini – ho fondato una mia piccola scuola dedicata alla letteratura. La scuola ha un nome piuttosto lungo e articolato, eccolo: MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture di Fabio Fracas. In breve: MacAdemia.

Fin dall’inizio, ho tenuto a precisare la natura di MacAdemia: non una scuola di scrittura creativa bensì una piccola accademia di narratologia. Il motivo di questa mia precisazione era – ed è – legato a motivazioni, per me, molto forti e importanti. Motivazioni, per intenderci, riferite sia ai contenuti – che, in MacAdemia, spaziano dal metalinguaggio alla filologia greca e latina passando per la storia della letteratura – sia alle metodologie applicate – basate su oltre 14 anni di lavoro del Progetto “Culture in gioco” – sia, infine, agli obiettivi che chi vi partecipa si pone.

Come chi segue il mio modesto lavoro sa già, io ho delle idee piuttosto chiare sulla scrittura, sulla creatività, sulla letteratura e sulla narrativa in genere. Questo non significa che quello che penso io sia giusto. Semplicemente implica che io porti avanti le mie personalissime idee.

Visto che anche recentemente mi è stato più volte chiesto di precisare meglio la natura di MacAdemia e di esplicitare il mio pensiero sulle scuole di scrittura creativa, ho deciso di riportarvi – riadattandolo al 2008 – quanto scrissi il 3 settembre 2005 sull’argomento. Ecco il testo.

“Come sapete sulle scuole di scrittura creativa – e di scrittura, in genere – si è detto molto e molto si continuerà a dire: ogni scuola presenta le proprie caratteristiche, ha delle proprie regole e segue un proprio modello didattico. Non necessariamente tutte le scuole sono perfette come, vice versa, non tutte sono delle fregature. Ci sono però delle valutazioni generali, a mio avviso, che è necessario premettere prima ancora di decidere se iscriversi a una scuola di questo tipo o andare, per esempio, a fare una settimana di vacanza al lago. Sembrerà strano che queste considerazioni le faccia io – che ho la mia personale MacAdemia di Scritture e Letture- ma chi mi conosce sa esattamente i principi alla base del mio lavoro. Comunque, eccoli:

1. In una scuola di scrittura non si diventa scrittori;

2. In una scuola di scrittura creativa non si impara a essere creativi.

Partiamo dal punto 1. Diventare scrittori è qualcosa d’altro rispetto al “saper scrivere”. Ci sono infinite possibilità: libri scritti malissimo che vendono un sacco, libri scritti così così che vendono bene, libri ben fatti che non vengono letti neanche se regalati, capolavori mai pubblicati per vari motivi, e altro ancora. La definizione di “scrittore” spesse volte è autoattribuita e comunque – a mio avviso – non è sinonimo di competenza letteraria o di capacità narrativa. I motivi sono molti e qui non è possibile sviscerarli tutti.

Fatto sta che “diventare scrittori ” non è un obiettivo che possa essere garantito da qualsiasi sia scuola di scrittura, creativa o meno.

Anche sulla creatività e sul cosa si intenda per creatività, occorre esercitare dei distinguo. Lo scorso 25 maggio ’05 sono stato gentilmente invitato a parlare – dall’amico Filippo e dai suoi soci di Intermundia – alla conferenza “Abitare la creatività: verso una rete di pratiche nel territorio”. Insieme a me sono intervenuti anche Ferruccio Cavallin e il sociologo Ivano Spano. Fra i contenuti emersi, grande spazio è stato dedicato proprio alla creatività e alle sue diverse forme.

Quello che mi sento di poter dire – anche sulla base di quell’esperienza – è che spesse volte la creatività, cioè la “capacità di creare, di inventare con libera fantasia”, viene confusa con l’abilità del congegno: la bravura nel realizzare dei “nuovi” insiemi costituiti di vari elementi base opportunamente coordinati. Non so esattamente il perché alcune persone siano più creative di altre né, logicamente, per quali vie esse abbiano potuto sviluppare tale abilità. So però che non è possibile far diventare creativo chi non ha tale propensione di spirito.

In MacAdemia, per evitare qualsiasi fraintendimento, ho adottato una serie di specifici accorgimenti. Innanzitutto la parola scrittore è bandita: da noi, al massimo, si può aspirare ad essere dei semplici – e competenti – “scriventi”. Secondariamente, viene scoraggiata qualsiasi ambiguità sul termine “creativa” quando utilizzato: è la scrittura a esserlo e non la persona a diventarlo.

Nei corsi che tengo fornisco una serie di competenze e di nozioni che possono essere congegnate le une alle altre per realizzare degli scritti di buona fattura – dove l’uso del termine “buona” è proprio -, nulla più. Sta sempre alla persona che segue il corso riuscire a sfruttare al meglio i vari strumenti per la produzione dei propri scritti.

Infine, contrariamente all’uso di molti, non faccio pubblicità ai risultati ottenuti dai miei allievi: premi vinti, pubblicazioni, ecc. Per me è una questione di correttezza. Se alcuni dei miei allievi hanno vinto concorsi o riconoscimenti anche a livello nazionale è stato in larga parte merito di loro stessi, oltre che degli insegnamenti appresi. Utilizzare i loro successi personali – anche se mi piace sperare che in minima parte dipendano dal mio lavoro – per indurre, bonariamente, altre persone a coltivare analoghe speranze può accrescere falsi miti.

E questo, dal mio punto di vista, è profondamente sbagliato.”

Così è, per me.

Fabio Fracas

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