Dalla nostra inviata a Roma.
Il racconto è un genere letterario un pò negletto e sottovalutato. nonostante la grande tradizione letteraria italiana si basi sulla novella non si pubblicano molti racconti.
Controcorrente va la casa editrice Fandango che quest’anno ha pubblicato due raccolte di racconti, Guerra alla tristezza di Edoardo Albinati e Il rumore… di Giovanni Carta.
Entrambi gli scrittori insieme a Vittorio Giacobini hanno parlato dei loro racconti e del modo di scriverli nell’incontro organizzato da Fandango libri alla fiera della piccola e media editoria di Roma.
I sessantuno racconti di Albinati Albinati, una sorta di parabola narrativa, quasi un romanzo a puntate sulla storia degli ultimi venticinque anni del nostro paese, come ha definito la raccolta l’editor Mario Desiati sono nati da un accumulo. “Non si scrive mai un libro di racconti”- spiega Albinati- ” si scrive un racconto alla volta e questo libro è cresciuto nel tempo, ho accumulato i racconti e li ho dati tutti quanti insieme”.
Guerra alla tristezza è diviso in quattro parti percorre i possibili modi di scrivere un racconto. Alcuni sono nati da esperienze personali dell’autore, altri da confessioni o rielaborazioni di citazioni cinematografiche. Convinto della superiorità formale del racconto Albinati si trova concorde con l’affermazione di Edgar Allan Poe che il racconto si può scrivere in una sola seduta e si può leggere in una sola seduta.
Per Giovanni Carta scrivere racconti è stata un’esigenza nata dai suoi studi sul racconto orale della sua terra: la Sardegna.
Sin dal titolo è chiaro un espediente narrativo che tiene insieme i racconti, “studiando e il territorio sardo” afferma Carta “ho notato la ricorrenza della spirale nelle costruzioni manuali e il titolo racchiude questa spirale”. Carta concepisce i racconti come dei finali e per questo motivo il fattore tempo è importante. Alcuni dei suoi racconti hanno richiesto molto tempo e un’attenzione particolare l’autore l’ha dedicata ai personaggi femminile.
La superiorità d”intensità teorica e concettuale del racconto sul romanzo è ribadita da Vittorio Giacobini, autore di “Il ladro dei suono”. Giacobini considera il racconto un magnete che partendo da un singolo tema raccoglie tante storie e alla provocazione di Desiati se come scrittore di racconti si sente più vicino a Hemingway o a Cechov risponde citando Cortazar “i racconti o sono vite sintetizzanti o sintesi viventi”.