DAG 2009: intervista a Maurizio Testa

DAG, ovvero Dizionario Atipico del Giallo. Quando anche l’abito fa il monaco. Vestire la copertina con le mani tatuate di Viggo Mortensen in La Promessa dell’assassino, opera magistrale del regista David Cronenberg, già è sintomo di un lavoro ricercato.

E il testo non tradisce le aspettative. Una panoramica di ciò che nel 2008 il giallo ha prodotto. Non solo libri, ma film, programmi televisivi, eventi, curiosità, notizie e ricordi rigorosamente selezionati da Maurizio Testa che si racconta a MilanoNera.

Quello più conosciuto è quello del cinema, ora fa la sua comparsa il dizionario del giallo.
Beh sì, quelli del cinema sono parecchi (il Mereghetti, il Morandini, il Farinotti, per citarne solo tre tra i più famosi ). Sul giallo no. Non ne esisteva nessuno prima del Dizionario Atipico del Giallo. Nessun dizionario né tipico, né atipico. Questo fa parte della mia curiosità di giornalista che, dopo oltre trent’anni di carriera, mi spinge a cercare settori e ambiti in cui esitono interessi, passioni, esigenze di informazione. Ma la stampa (giornalistica e libraria) latita e non soddisfa queste richieste.
E’ lo stesso meccanismo che mi ha portato a ideare e a dirigere per circa quattro anni Il Falcone Maltese, il primo magazine italiano d’informazione su tutto quello che girava intorno al mondo del giallo nei libri, al cinema, in televisione, in radio su internet, nei festival, nel fumetto, etc.
Il primo magazine del genere ad essere distribuito e venduto in edicola e in libreria. Ovviamente Il Falcone Maltese era corredato da un annuario, il NoirBook , che, se vogliamo, è un po’ il papà del DAG, anche perchè oltre a me, gli autori di questo dizionario sono Alessandra Buccheri, una delle fondatrici de Il Falcone Maltese e Claudia Catalli per anni colonna del giornale ed entrambe autrici del NoirBook.

E? un passo in più per sdoganare il “crime” da genere di serie B?
No. Perché il giallo, e tutti i generi che sono compresi sotto questo-termine-ombrello, non sono mai stati letteratura di serie B. C’è stato un periodo storico in cui venivano (erroneamente) giudicati così. Ma oggi anche questa è acqua passata e, anzi, la contaminazione che ha investito il giallo, inteso nel senso tradizionale del termine, ha allargato ancor più gli orizzonti e i temi degli autori, offrendo ai lettori storie che io giudico letteraratura tout-court.
Poi ci possono essere buoni libri e brutti libri. Ma questo è un altro discorso e vale per tutti i generi e le tematiche. Io quindi non consiglio mai di leggere un libro perchè giallo, piuttosto cerco di promuovere i gialli, purchè siano buoni libri.

Con che criterio è stata compiuta la selezione del materiale?
A insindacabile giudizio degli autori che hanno inserito quello che più è piaciuto loro in quell’anno, quello che è sembrato loro più meritevole, operando anche stroncature di opere o autori, registi attori traduttori che hanno, a nostro parere, demeritato. Abbiamo operato anche delle esclusioni che qualche volta hanno provocato delle proteste. Ma quelle sono proprio la riprova che le intenzioni che avevo espresso all’inizio del lavoro erano poi state rispettate fino alla fine. Diffidate delle opere che accontentano tutti.

Ha escluso qualcosa di cui poi si è pentito?
No. Le esclusioni sono state ponderate, discusse con Alessandra e Claudia e oggi le confermerei tutte. Anche le stroncature che abbiamo inserito sono state oggetto di riflessione e analisi, ma come dicevo prima accontentare tutti è assai pericoloso per la buona riuscita di un dizionario di questo tipo. Certo, fatto da altri autori la situazione sarebbe stata diversa, ma avendolo compilato noi…

Nella libreria virtuale di Anobii il DAG si collocherebbe nella sezione “in consultazione”? Lo immagina sul comodino dei lettori pronto all?uso?
Come dice molto esplicitamente il suo titolo, questo è un dizionario del giallo, ma atipico. Questo vuol dire che le voci sono state trattate in modo assolutamente diverso da quelle dei dizionari canonici. Ognuna secondo criteri diversi tra loro. Qui si trovano interviste, brevi storie, esperienze, personali, si trattano i generi partendo, magari da un libro, un film o da un autore. In definitiva, in totale contrasto con la ipotetica collocazione di Anobii, il DAG non deve finire in nessuno scaffale.
Non è una pubblicazione da consultare. E un dizionario da leggere, voce dopo voce (o anche disordinatamente) come fosse un libro qualsiasi. Quindi niente scaffale da cui tirarlo giù per cercare qualcosa, ma tenerlo, appunto sul comodino, per un appuntamento serale con il mondo del giallo. Soprattutto perchè nel DAG forse rischiate di non trovare quello che cercate, ma sicuramente avrete la sorpresa di scoprire cose che non conoscevate nemmeno.

Testa Maurizio, Dizionario Atipico del Giallo, Cooper, pp. 416, € 15,00

eva massari

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