Buio – Vera Buck



Vera Buck
Buio – Vera Buck
Giunti
Compralo su Compralo su Amazon

Se amate i romanzi che iniziano in sordina e insinuano dei dubbi, dovreste leggere Buio di Vera Buck (Giunti Editore, febbraio 2026). Lei è l’autrice pluripremiata per thriller quali Bambini lupo e La casa sull’albero, rispettivamente pubblicazioni Giunti del 2024 e 2025.  

Più che colpire con colpi di scena fragorosi, la storia è un’esperienza immersiva che richiede attenzione. Un libro che affronta il tema della colpa, della memoria e di un oblio sfumato tra verità e menzogna. 

Ambientato in un piccolo paese dell’entroterra sardo, nei pressi di Nuoro, Buio ci trascina in un’atmosfera sospesa, dove il silenzio e l’isolamento diventano protagonisti tanto quanto i personaggi. In particolar modo, la Barbagia è terra pittoresca, aspra e selvaggia, però ancora legata ad antiche tradizioni retrograde e per nulla edificanti. Da qui si potrebbe aprire un dibattito sulla cosiddetta “storia dei rapimenti”, dove lo storico terrebbe impegnati per ore. Basta un accenno, a quel modo disumano con cui si tendeva a “sbarcare il lunario” in zona.

La narrazione è lasciata a tre persone, che si alternano nei vari capitoli: Tilda, Enzo e Franca.

Tilda è una ragazza tedesca, di origini italiane, che pensa di avere avuto un colpo di fortuna. A Botigalli, in Sardegna, c’è un villaggio abbandonato in cima a un monte, dove si vende una casa da restaurare, alla modica cifra di un euro. Lei è architetto e la compra, per poi sistemarla, conscia di volersi isolare dal resto del mondo e dimenticare le vicissitudini del passato.

E non è nemmeno un segreto che a Botigalli non sia rimasto nessuno, in quanto i pochi abitanti sono morti nell’estate del 1982, nella sparatoria che si è verificata durante un matrimonio. La stessa estate, per intendersi, del mondiale di calcio e della mitica finale Italia-Germania.

La pace di Tilda però dura poco, in quanto il paese disabitato d’un tratto si anima attraverso strani rumori e oggetti spostati. Nonché porte di chiese che si chiudono all’improvviso e campane che si mettono a suonare senza l’ausilio di nessuno.

Tilda fa quindi la conoscenza del giornalista Enzo, il quale si reca ogni settimana dal vecchio Silvio, unico superstite della strage, che però si rifiuta di parlare. Cos’è successo, esattamente, in quei giorni roventi di tanti anni prima? Enzo vorrebbe scrivere un libro, ma Silvio è cocciuto e protegge i suoi segreti.

La parte più interessante è lasciata alla voce di Franca, la figlia di un malavitoso del paese, che quegli anni caldi li ha vissuti. Lei, purtroppo, c’era! E racconta senza fare sconti.

Tilda si butta a capofitto nel buio, cercando una verità sugli eventi orribili accaduti, ritenendo che sia l’unica via possibile per la salvezza.

Vera Buck costruisce una narrazione densa e viscerale, in cui la tensione non nasce da inseguimenti o azioni frenetiche, ma dall’angoscia sottile che cresce pagina dopo pagina. I personaggi sono scolpiti con cura: fragili, segnati da segreti e ferite, eppure incredibilmente umani. La scrittura è precisa, quasi chirurgica, capace di rendere tangibile il peso dell’oscurità. E non solo geografica, ma anche interiore.

Buio è consigliato a chi ama i thriller psicologici lenti, carichi di atmosfera e introspezione. Alla fine le cose si chiariscono, sebbene il lettore resti a porsi un sacco di domande.

Ma quando una storia fa riflettere, l’autore ha centrato l’obiettivo.

Cristina Biolcati

Potrebbero interessarti anche...