Roma è la città eterna che più di ogni altra è entrata nell’immaginario collettivo. E deve essere molto amata anche da Giovanni Ferrero, imprenditore nonché unico amministratore delegato dell’industria dolciaria Ferrero. La Roma che ritroviamo nel suo settimo romanzo Blu di Prussia e rosso porpora, che l’editore Salani ha dato alle stampe nel settembre 2021, è una città descritta negli angoli più intimi, pregna di magnificenza ma anche di spigoli. È un luogo estremamente pulsante di vita, che restituisce la reale atmosfera, senza trascurare l’arte né la politica.
I riferimenti alle vicende vaticane, infatti, la fanno da padrone, delineando una linea sotterranea e parallela, che nel buio affianca ciò che avviene in superficie.
L’autore torinese, classe 1964, che è anche un grande appassionato di scrittura, mette in scena qui una storia dove il giallo dell’indagine sconfina nel thriller, al fine di creare il massimo della tensione.
Ernest Hamilton, un pittore di mezza età riparato a Roma per ritrovare l’ispirazione, è attratto da un dipinto ottocentesco, nel quale si profetizza la distruzione dell’Urbe. La Basilica di San Pietro tutta inclinata su un fianco e il “Cupolone” in frantumi. Se non è l’apocalisse, quella! Incaricata di restaurare il suddetto quadro, in una piccola chiesa della capitale, è la giovane Chiara, che fa presto amicizia con Ernest. Quando dopo poco la tela scompare, nessuno dei due si capacita: chi poteva avere interesse a far sparire un dipinto sacrilego e senza un particolare valore? Ernst subisce ovviamente il fascino di Chiara: quando i due colleghi parlano della loro passione in comune per la pittura, ritroviamo i passaggi più belli. L’autore s’infiamma, quando parla di colori! Del modo in cui i colori stessi si ottengono, per dipingere i quadri.
Ma ecco che il quadro inaspettatamente riappare, giusto sul luogo di un rapimento, per cui la situazione si complica. Il rapito è il cardinale ivoriano Maltiade, principale candidato a successore del Papa morente. Un personaggio scomodo, per la Santa Sede, poiché considerato a suo modo un rivoluzionario.
I capitoli in cui Ernest racconta di se stesso, in prima persona, si alternano con parti scritte alla terza, dove entra in azione l’ex commissario Grevini, che ha accettato un incarico di gendarme pontificio. E si avverte proprio la differenza fra l’entusiasmo del pittore Hamilton, che “morde” la vita ed è curioso di tutto, e il gendarme Grevini, che invece è annoiato e anche un po’ lento nelle sue mosse. Il contrasto fra i due crea un efficace cambio di visione, espediente talvolta necessario per allentare la tensione.
La tanto sospirata ricerca della verità si trasforma in una discesa in un mondo di tenebre, dove il sangue e le uccisioni non mancano. E porterà a galla interessi economici camuffati da spirituali, che metteranno in discussione addirittura il futuro.
Concludo dicendo che quella di Giovanni Ferrero è una prosa ricca, talvolta poetica. Forse insolita, per un thriller, però davvero molto intrigante e piacevole.
Cristina Biolcati