Il pozzo e il pendolo – Lo spazio nero 7

Ci sono almeno due elementi che danno una buona definizione de Lo spazio nero: la profondit e il tempo. Questo l’aveva gi capito Edgar Allan Poe.

La profondit, il baratro, il pozzo sul quale ci affacciamo e il tempo: il ritmo scandito da una lama oscillante o da un qualsiasi tic-tac ben orchestrato. Questi due elementi, ripeto, sono un buon punto di partenza per l’analisi e la comprensione di un qualsiasi spazio nero letterario.

Ma da soli non bastano.

Le paure ancestrali di ciascuno di noi, i vuoti che ci portiamo dietro e le finte certezze ne abbiamo gi discusso dietro le quali ci nascondiamo possono essere altre componenti per la creazione di romani gialli e noir efficaci e d’effetto. Ma a una condizione.

Che la cassaforte resti chiusa.

Da oggi, il mio personale Lo spazio nero continuer la propria evoluzione cos come vi avevo promesso mettendo in pratica le definizioni che abbiamo cominciato a scoprire nell’uso pi consono al loro scopo: il disquisire della letteratura di genere. E lo scriverne.

Se il guardare gelosamente i tesori racchiusi nella cassaforte e trarne ispirazione, permettono di creare una realt verosimile nella quale ambientare le nostre narrazioni, solo il lasciarsi perdere che consente di prenderne le dovute distanze e quindi di trasformare il verosimile in plausibile. Salvandoci la vita. Forse.

Lo spazio nero profondo ma non vuoto e il ritmo con il quale si espande quello del nostro respiro o di quello che vogliamo agiti il petto di chi bont sua e vostra decide di leggerci. Anche in questo momento.

Fabio Fracas

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