Il libro di Salvo Palazzolo pu essere definito il diario che ogni cronista di Palermo aggiorna costantemente.
Un inventario di fatti e domande che ancora sono senza risposta. L’idea del giornalista di La Repubblica stata dunque quella di tratteggiare una storia della mafia ricostruendo i fatti e ponendo l’attenzione su quello che ancora non si conosce. Dove sono finiti per esempio gli appunti di Peppino Impastato, i files di Giovanni Falcone o l’agenda rossa di Paolo Borsellino? Sono degli interrogativi sui quali ancora oggi non si fatta chiarezza. Pagina dopo pagina il cronista accumula una serie infinita di misteri su Cosa Nostra e sulle complicit politiche. Nonostante i mass media e le statistiche ufficiali continuino a ripetere che la lotta alla mafia a buon punto, leggendo I pezzi mancanti non si pu fare a meno di dubitare delle facili illusioni. Ma soprattutto il dubbio che assale il lettore che le prove scomparse che potrebbero aiutare le indagini della magistratura nella lotta alla mafia, si siano tramutate in un grande archivio dei ricatti.
Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio qualcosa cambia all’interno della mafia, molti pentiti scelgono di collaborare con la giustizia, a scuotere in particolare l’opinione pubblica l’arresto di Riina e la fine della stagione stragista. Alcuni pentiti cominciano a parlare di una trattativa avviata con lo Stato attraverso servizi deviati. Di certo non si capisce perch la villa di Riina non viene perquisita immediatamente ma si attendono ben 17 giorni, dando cos tempo ai mafiosi di portare via ogni documento conservato dal boss. Oltre alle prove sottratte, il libro elenca anche un nutrito gruppo di pentiti e collaboratori, giornalisti e magistrati che avevano scoperto brandelli di una verit pericolosa e che furono giustiziati nel loro cammino affinch gli insospettabili potessero rimanere tali.


