La miopia per le cose lontane – Giorgio Bastonini



Giorgio Bastonini
La miopia per le cose lontane
Gruppo CTL Editore
Compralo su Compralo su Amazon

Ci sono albe che nascono tiepide, a latitudini capitoline, per esplodere gelide nella bruma autunnale di Milano. Nel mordi e fuggi di un caffè, il tempo di fare gli auguri alla fidanzata e ripartire verso l’ufficio (in Tribunale) con un secondo aereo, non prima di divorare alle ore undici un gustoso piatto di gnocchi alla sorrentina nel bar dell’amico di infanzia.
È quello che succede a Paolo Santarelli, sostituto procuratore a Latina, quando atterra a Milano per fare una sorpresa alla sua Barbara. Conosce a memoria ogni minimo dettaglio del suo corpo, lo saprebbe descrivere più preciso di uno scanner, tranne il particolare dei lobi delle orecchie: motivo per cui le regala degli orecchini anche se lei non ha i buchi.
Non lasciatevi tuttavia ingannare dal tono romance del brillante incipit, perché la narrazione vi riserverà presto delle sorprese: l’amore tra Paolo e Barbara è infatti solo il detonatore di un nuovo, avvincente episodio investigativo che vi terrà legati alla pagina con numerosi colpi di scena è con ben più che un solo filone investigativo.
Dopo L’incertezza della rana (Mondadori, 2023), che aveva fatto esordire il suo autore nella storica collana del Giallo Mondadori, Giorgio Bastonini ci regala un nuovo episodio del suo protagonista, un Pm a cui è impossibile non affezionarsi per il carattere fuori dal comune: acuto sul lavoro, sensibile negli affetti, istrionico nelle battute. Spesso, anche un po’ impacciato nel muoversi, in parte schivo, a volte distratto e non poco. Gli gnocchi rimbalzati sulla camicia, capace che ci restino l’intera giornata.
Tornato alla Procura di Latina, Santarelli si trova a gestire fascicoli che sembrano appartenere a mondi diversi. La prima denuncia per truffa aggravata riguarda una comunità spirituale dai contorni settari annidata nell’Agro Pontino, a nome Stella Madre, finalizzata a ripristinare l’antico culto della Dea Madre. In realtà, la ritrovata dea della fertilità e dell’amore universale è solo un escamotage per spillare soldi agli adepti con il solito lavaggio di cervello ad opera del leader spirituale (il cosiddetto “Papa”) e di sua moglie, figlia della medium a cui erano state fatte le “rivelazioni”. Molte delle famiglie raggirate, che vivono nella cosiddetta Arca, hanno intestato alla comunità gran parte delle loro ricchezze e pare che la scelta sia di fatto irreversibile.
C’è poi il problema legato alla criminalità del clan sinti/rom (che ricorda molto i Casamonica) che tiene in ostaggio l’intera città e soprattutto l’ospedale in cui muore avvelenato uno dei suoi rampolli. Principale accusata: una donna che a ben scavare sembra essere solo il capro espiatorio di un mistero molto più complesso e tentacolare. Infine il caso legato a vecchi segreti industriali che gravano sul territorio come enormi scheletri nell’armadio. Nel mirino, la vecchia centrale nucleare e gli scarti radioattivi.
Tre indagini, tre linguaggi, tre gradi di urgenza diversi che Bastonini fa procedere in apparente autonomia, capitolo dopo capitolo, come un abile giocoliere abituato a giostrare i birilli, per poi farli convergere a sorpresa in un unico disegno finale.
È proprio in questo lento avvicinarsi di rette che inizialmente sembrano parallele che il romanzo costruisce la sua tensione migliore: non un colpo di scena isolato, ma una macchina a orologeria che si stringe, pagina dopo pagina, verso la verità finale.
A tenere insieme tutto questo è la bravura di Santarelli, un pubblico ministero che si concede il raro lusso di ragionare con il cuore prima ancora che con il codice di procedura penale. Non un investigatore cinico né un pedissequo impiegato di Stato che applica le norme a mente fredda, bensì un uomo che dietro i commi delle leggi sa valorizzare il fattore umano anche al di sopra delle ragioni di opportunità che spingerebbero molti suoi colleghi ad agire diversamente. Ed è proprio questa umanità dichiarata, mai nascosta dietro la toga, a renderlo un protagonista a cui è facile affezionarsi.
Lo stile di Bastonini è sicuramente il grande valore aggiunto di questo romanzo: la scrittura è brillante, ironica, disseminata di richiami alla cultura pop contemporanea -musica, cinema, fumetti, manie dei social- che restituiscono un personaggio vivo, contemporaneo, mai impolverato dal genere. Infine, la solida padronanza che l’autore dimostra delle procedure della giustizia penale -che raramente si trova nel giallo di genere- regala grande verosimiglianza all’intera indagine.
Un giallo che sa essere insieme leggero e serrato, ironico e teso: una lettura che conquista fin dalla prima riga.

Silvia Alonso

Potrebbero interessarti anche...