Cosa c’entra il tartufo con la storia che Orso Tosco ci narra? Molto, poco, forse niente, forse tutto. Già, perché il tartufo diventa metafora della vita stessa, o meglio dell’atteggiamento degli umani nei confronti della vita. Al tartufo piace essere trovato o preferirebbe stare sottoterra? E ancora: sottoterra prova malinconia, ha curiosità del mondo o il buio intorno gli sta stretto? C’è chi lo immagina melanconico perché rimpiange il buio da cui è stato strappato e chi invece lo immagina triste perché è rimasto sottoterra e non può conoscere il mondo. Insomma: il tartufo diventa figura di tutti noi. Soprattutto in un romanzo ambientato, appunto, in una zona famosa per la ricerca e cucina del tartufo che, per inciso, è tutto altruismo, altrimenti non avrebbe il profumo che ha.
Gualtiero Bova, detto il Pinguino, è il commissario protagonista di questa puntata: geniale, ingestibile, collerico, si concede pochi vizi ma molti stravizi. Oltre alla buona tavola, il vino, preferibilmente molti bicchieri di vino, non necessariamente buono; poi il fumo e, ogni lunedì di ogni settimana dell’anno, una microdose di LSD…che a volte non è più così micro. L’unico amore che pubblicamente si concede è quello per Gilda gildina, la bassottina che lo segue dovunque, anche sulla scena del delitto. Che in questa puntata riguarda Titti Sbrana, novantaduenne pittore famoso per la sua vita di vizi e mondanità, ucciso nella sua piscina a forma di ostrica. Ma la cosa più strana è che Titti aveva già un appuntamento per andare in una casa di cura in Svizzera. «Una casa chiusa?» domanda Gioacchino Listeddu, l’agente stupido e ciarliero che compone la squadra del Pinguino, insieme a Raviola, il vice negligente, e a Carla Telesca, collega costretta a sperperare gran parte del suo talento e delle sue energie per rimediare i danni da lui provocati. «Non si tratta di una casa chiusa ma di una casa di cura…dove non andava a vivere ma a morire.»
Capiamo subito che qualcosa non torna in questo omicidio che vede coinvolto un uomo che aveva già deciso, in autonomia, di porre fine alla sua esistenza. Ma, al di là delle indagini, quello che incanta, in questo romanzo caleidoscopico e scoppiettante, sono i personaggi, le situazioni, le riflessioni…che ci accompagnano pagina dopo pagina. Tutto è incredibile e credibile e plausibile allo stesso tempo, perché in ogni situazione, pericolo, incontro, scontro ritroviamo qualcosa di noi e del mondo che ci circonda.
La storia si amplia a cerchi concentrici, come quelli provocati da un sasso lanciato in una pozza d’acqua. Così troviamo Ava, l’amore del Pinguino, in coma da anni in una clinica privata; il Notaio, ambigua figura che controlla una setta che a sua volta ha il controllo di molte, troppe vite; la PM Olga Rama, che ha preso l’impossibile decisione di provare a essere meno disinvolta nei rapporti con l’altro sesso, meno ingorda; e tentare di smetterla con il fumo; Agata Oceano, donna enigmatica spinta da un desiderio estremo di ordine che la conduce a scelte estreme; Piera, la mamma del Pinguino, che per inciso lo chiama con il nomignolo Meme, che quando è in ansia o qualcosa la turba sposta i mobili di casa; la zia Tersilia, amata, molto amata, ma purtroppo molto ammalata; Olivia Montenotte, la collega del Pinguino, quasi ai suoi antipodi ma per questo, forse, perfetta per lui…
E poi, tante situazioni, colpi di scena e riflessioni sul bene e sul male, sul mondo, sul senso, e il dolore, del vivere o non vivere…fino alla scelta finale del Pinguino che riscatta tanti momenti di buio, di paura e di indecisione. E alla ribellione del corpo di Ava, con la mente costretta a vagare in un aldilà segreto e lontano, ma con il corpo ancorato, fin troppo ancorato all’aldiquà.


