Laguna Limes – Umberto Matino



Umberto Matino
Laguna Limes
Feltrinelli
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Il maresciallo Piconese a Vicenza è alle prese con un apparente caso di suicidio mentre il commissario Bonturi a Venezia si ritrova con due evidenti omicidi. Scopriranno ben presto che i tre eventi sono tra loro collegati perché le tre vittime non solo si conoscevano ma erano legate da affari non troppo chiari. Gli investigatori dovranno cercare il punto di convergenza delle loro indagini e quello che unisce le morti dell’ingegner Andrea Saccardo, dell’immobiliarista Giorgio Righetto e dell’avvocato Paolo Calearo. Due luoghi in apparenza distanti come Venezia e la provincia di Vicenza eppure connessi da un filo invisibile di interessi e di appalti non sempre leciti. La risposta, come spesso accade ha origine in un passato lontano…

L’autore ci porta nella provincia vicentina, nell’area scledense, per raccontarci una storia lontana tra eredità dei Cimbri e conquiste veneziane.

Fatti del 1500 si intrecciano con la contemporaneità. Per la precisione la narrazione principale si svolge nel 1985, un’epoca che ai lettori più giovani può sembrare lontana, senza le mille diavolerie elettroniche a cui ora sono abituati. Un’epoca in cui esistevano le cabine telefoniche e i telefoni fissi, che non si trovavano necessariamente all’ingresso della casa ma nell’angolo in cui era più comodo portare dall’esterno il cavo telefonico.

La Venezia di allora, la ricordo bene, non era ancora soffocata dai turisti, anche se già si intravedeva la direzione che si sarebbe presa nel giro di pochi anni e che oggi ne mina la sopravvivenza.

Matino mette in evidenza i rapporti tra potere politico e lobby economiche che si presentano come il primo indiscusso protagonista. Nella trama troviamo doverosamente romanzati echi degli scandali che hanno scosso il Veneto nell’ultimo scorcio del Novecento. Come nei libri di Massimo Carlotto l’intreccio spesso dissennato tra politica ed economia nell’operoso Veneto ha creato un corto circuito che ha trasformato il circolo virtuoso del lavorare sodo che produceva ricchezza in una corsa ai soldi facili.

Notiamo l’accuratezza nella ricostruzione storica e nella descrizione dei paesaggi della provincia vicentina e dell’entroterra veneziano. Apprendiamo con interesse l’origine di molti toponimi cimbri e seguiamo il racconto delle miniere del Tretto in cui lavorarono molti minatori provenienti dalla Germania.

Può essere utile precisare che Santa Marta non è la zona di Dorsoduro compresa tra l’Anzolo Rafael e San Nicolò dei Mendicoli ma piuttosto l’area che si estende al di là del ponte longo di Santa Marta e del ponte delle Terese, posti nella Fondamenta dell’Arzere, sviluppandosi verso il lembo occidentale estremo di Venezia. Quest’area, dove un tempo c’erano poche case modeste e un litorale e più tardi un cotonificio e il gasometro, è stata ingrandita ed edificata massicciamente a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. 

Cristina Bruno

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