L’impronta del lupo – Jo Nesbø



Jo Nesbø
L’impronta del lupo
Einaudi
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Con L’impronta del lupo, Jo Nesbø abbandona tutto ciò che ha fatto innamorare i lettori della sua Scandinavia per spingersi fino a Minneapolis, uscendo dalla sua comfort zone geografica e letteraria per misurarsi con l’immaginario del grande thriller americano. È un cambio di prospettiva netto, che però non tradisce la sua identità narrativa: al contrario, la rafforza, dimostrando come i suoi temi – la colpa, la memoria, la vendetta, la fragilità umana – possano attecchire anche lontano dalle sue zone d’origine. Il risultato è un romanzo potente, pubblicato in Italia da Einaudi, in cui la tensione psicologica si intreccia a una riflessione profonda sui limiti della giustizia.

La vicenda prende avvio con un regolamento di conti tra gang che culmina nello sterminio di un’intera famiglia. Una scena brutale, fondativa, che imprime alla storia un marchio indelebile. Vent’anni dopo, un misterioso assassino riapre ferite che sembravano cicatrizzate e fa pensare che il sicario sparito nel nulla all’epoca della strage sia tornato per chiudere i conti. È qui che il romanzo si fa ancora più inquietante: perché ciò che muove i personaggi non è soltanto la sete di vendetta, ma anche l’arrivismo, l’invidia viscerale, il desiderio di potere. Eppure, accanto a questi impulsi oscuri, trovano spazio anche sentimenti come l’amore e la generosità, quasi a suggerire che nemmeno negli ambienti più corrotti l’umanità sia del tutto cancellata.

Al centro dell’indagine c’è Bob Oz, un personaggio che suscita immediata empatia. Mal sopportato dai colleghi, lasciato dalla moglie, tormentato dalla perdita della figlia, Oz è un uomo che convive con il dolore e lo anestetizza con l’alcol alleviando con sporadiche frequentazioni la solitudine che inevitabilmente lo attanaglia. È fragile, imperfetto, autodistruttivo. Ma è anche un investigatore dotato di un intuito formidabile e di una determinazione che non si lascia piegare. Proprio questa combinazione di debolezza e ostinazione lo rende profondamente umano. Pagina dopo pagina, mentre il passato si insinua nel presente e la rete di menzogne si fa sempre più fitta, Oz riesce a sbrogliare la matassa affidandosi più alla comprensione delle persone che alle sole prove materiali.

Il cuore del romanzo, però, sta nella zona grigia che Nesbø esplora con lucidità: il confine tra lecita vendetta e giustizia è sottile, talvolta quasi impercettibile. Quando il dolore è immenso e la perdita irreparabile, fino a che punto il desiderio di punire può dirsi comprensibile? E quando, invece, oltrepassa la linea trasformandosi in un’ulteriore forma di violenza? Nesbø non offre risposte semplici, ma mette il lettore di fronte all’ambiguità morale dei suoi personaggi, costringendolo a interrogarsi sulle proprie convinzioni. In questo equilibrio instabile tra giustizia e vendetta, tra colpa e redenzione, L’impronta del lupo trova la sua forza più autentica, confermando la capacità dell’autore di reinventarsi senza perdere la profondità che lo contraddistingue.

Daniele Bonetti

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