Che cosa rimane se si perde il cervello? Resta forse la Storia?, cos scrive la palestinese Sahar Khalifah (nella foto) in Una primavera di fuoco (Giunti). un romanzo che vi suggerisco di leggere per due motivi: permette di ripercorrere le fasi drammatiche della Seconda Intifada, e di scoprire che i palestinesi (com’era prevedibile) non sono una massa di pazzi, desiderosi soltanto di immolarsi spedendo al creatore qualche israeliano e conquistandosi cos un mucchietto di vergini in Paradiso.
Ma perch bisogna morire?, riflette un padre, immaginando i suoi due figli portati a spalla, avvolti nella bandiera e cosparsi di fiori, Ci doveva pur essere una via alternativa alla morte, all’espulsione, alla fuga davanti ai soldati e alla polizia. Khalifah sa che la questione complessa. E lo sappiamo anche noi.
I palestinesi sono in trappola, soprattutto a Gaza, ma, pur avendo ben altro a cui pensare, moltiplicano i delitti d’onore. Rivendicano per s la libert e la negano, sempre pi insistentemente, alle loro donne. Eppure, e Sahar la prima a dimostrarlo, le donne palestinesi non si sono arrese.
Come non si arrendono le altre musulmane, incastrate in sistemi tribali che (com’era, anche questo, prevedibile) nessun bombardamento occidentale riesce a scardinare. Ne una prova la sposa bambina yemenita di otto anni, Nojoud Muhammed Nasser, che si rivolta al tribunale ed incredibilmente riuscita a ottenere il divorzio dal marito trentenne, violentatore e violento, in un Paese che vieta il matrimonio sotto i 15 anni ma non prevede una pena per i tanti che violano la norma.
Dall’altra parte della barricata, intanto, neanche le donne israeliane smettono di combattere. E di scrivere. E di scrivere bene. Ne la prova Sara Shilo, che firma La pazienza della pietra per Giuntina: Sono caduta per terra e ho gridato. Ho gridato con la bocca pi spalancata che si pu, ma le mie urla non le ho sentite. Non gridavo dalla gola, stavo gridando dal cuore….