India (seconda parte)

I primi giorni li abbiamo trascorsi a Bombay e l abbiamo cominciato a capire che respirare in mezzo al traffico non propriamente una grande idea. Bombay (o Mumbai) una citt di 14 milioni di persone e, probabilmente, gli abitanti escono da casa e vanno in citt tutti insieme appassionatamente. La citt non male, non mancano i negozi (Paolo ne sa qualcosa) e in sole due ore si possono percorrere anche dieci km (!). I contrasti non mancano: lo skyline con i grattacieli e le baracche, gli storpi che chiedono l’elemosina e i business man che sfrecciano sull’ultimo modello di Mercedes. E poi, tanto per sentirsi a casa, pubblicit e telefonini dappertutto: anche laggi, la comunicazione mobile diventata un must. A Bombay, a proposito di tendenze, abbiamo visto la tinta pi diffusa dell’India: riferiremo a Jean Louis David. Da Bombay a Pune ci sono solo poco pi di 100 km, e in “sole” quattro ore, con un’auto e relativo autista, ci si arriva. L’impatto con il traffico e il modo di guidare degli indiani inizialmente difficile da metabolizzare: suonano in continuazione, approfittano di ogni piccolo spazio disponibile e difficilmente ti lasciano entrare in una coda. Eppure, li vedi , li osservi e sono impassibili: mostrano una serenit profonda e un apparente distacco dalle piccole questioni legate alla circolazione. Io comunque, pi volte, ho pensato di morire…ma sono qui a raccontarla quindi, diciamo che quelle cento e pi macchine, quei camion scassati e bus scassati, quei bufali che portano carretti e gente in bicicletta, e quattro passeggeri sulla moto e gente che attraversa la strada e dromedari e elefanti e gente in contromano in autostrada, non hanno fatto pi di tanti danni…almeno a noi.

Pune, per un sannyasin come il vaticano per un cattolico, o almeno dovrebbe esserlo. Per me, invece stata tutta un’altra impressione. Osho letteralmente scomparso da quell’ashram nato sul suo lavoro e sulla sua visione (in questo senso successo anche al festival italiano di Varazze). Delle sue provocazioni, del suo riflettere e parlare dell’uomo e delle sue contraddizioni, del suo esplodere in mezzo alla societ rimasto ben poco: oggi, il tutto sembra solo e soltanto un supermarket di lusso per occidentali annoiati o alla ricerca di nuove vibrazioni esistenziali. Tutto molto caro e l’India, tenuta rigorosamente fuori, sembra adeguarsi ma non capire. Qualcuno mi ha spiegato che Osho scomparso dal SUO ashram perch i sannyasin non devono creare una nuova inutile religione, eppure il discorso non convince: via le sue foto dappertutto (a parte in libreria dove se vuoi le puoi comprare) ma per entrare bisogna fare l’aids test (!) regola che Osho giustamente impose alla fine degli anni ’80, visto l’arrivo di una nuova malattia. Oggi, con tutto quello che conosciamo dalla ricerca scientifica, una regola assurda e anacronistica, comprensibile solo perch rappresenta un’entrata economica (il test lo paghi). Vai a fare la meditazione? Ok, ma attento a non tossire se no, ti cacciano fuori. Osho, secondo me si sta facendo grasse risate, mentre gli raccontano quello che combinano a Pune…

La terza e ultima parte del viaggio in India verr pubblicata la prossima settimana. A presto.

daniele charam per \"samadhi\"

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