Nel panorama del giallo storico italiano, Diego Lama continua a costruire con coerenza e personalità il mondo narrativo del commissario Veneruso. Il sangue degli architetti non è soltanto un’indagine poliziesca ambientata nella Napoli di fine Ottocento: è soprattutto il racconto di una città coinvolta in profonde trasformazioni, un luogo in cui ambizioni, rivalità e sogni di futuro si intrecciano fino a generare violenza.
Tutto parte da un prologo che introduce un sabato mattina di aprile del 1884. L’originale struttura del romanzo si articola su due storie che si svolgono in tempi sfalsati. Sul primo fronte (successivo nel tempo, ma che dà il via alla narrazione) seguiamo il fattaccio di un misterioso personaggio che comincia a mandare pezzi di cadavere al commissario quando ormai il drammatico caso degli omicidi dei quattro architetti (ognuno promotore di un diverso stile architettonico,) è stato risolto, mentre nel secondo fronte, inserito dall’autore in successivi flash back, assistiamo a una serie di delitti.
Avremo quindi il primo flash back ambientato in un lunedì mattina con la routine dell’ufficio spezzata da un delitto brutale e teatrale che verrà  affrontato dal commissario Veneruso con il consueto disincanto: l’architetto Lester Young è stato ucciso sotto il Palazzo dell’Accademia delle Belle Arti, colpito alla testa da un busto di marmo. Il busto è caduto da una finestra a sinistra dell’orologio al secondo piano dell’edificio e più precisamente dalla Sala degli Ori. Ma nessuno ha visto qualcosa: circostanza che trasformerà immediatamente il caso in un enigma. Apparentemente il movente parrebbe ovvio: quel giorno si sarebbe dovuto assegnare un importantissimo appalto urbanistico e Young risultava il favorito. Dietro la sua morte quindi potrebbero nascondersi rivalità professionali ed enormi interessi economici.
Ciò nondimeno l’indagine, come nei migliori thriller, si complica rapidamente. I sospetti si moltiplicano, mentre attorno alla vittima spunta un intrico di relazioni fatto di ambiziosi faccendieri, donne enigmatiche e professionisti disposti a tutto pur di affermare la propria visione della città . Dario Lama porta avanti la sua storia, con il solito misterioso interlocutore che man mano invia al commissario inquietanti nuovi frammenti di cadavere, arricchita di volta in volta da nuovi flash back che descrivono gli altri tre spettacolari omicidi.  La trama è divisa in quattro sezioni, ciascuna dedicata a un architetto e al suo stile: Neogotico, Neoclassico, Moderno e Floreale. Queste correnti non rappresentando solo le loro scelte estetiche ma anche i diversi modi di concepire il mondo. Con ciascuno di loro che incarna la propria idea di città e, in senso più ampio, di futuro. Il confronto tra tali visioni genera tensioni sempre più pericolose, trasformando lo scontro architettonico in un vero e proprio campo di battaglia.
Diego Lama ben sottolinea il particolare momento storico di una metropoli in bilico tra passato e modernità . Architetto nella vita oltre che scrittore, utilizza la materia urbanistica con competenza e con raro gusto narrativo che mischia ironia e precisione. I protagonisti parte del suo mondo professionale, sono ben descritti con le loro manie e personali ambizioni. Ne scaturisce una galleria di brillanti figure, talvolta inquietanti, specchio di un’epoca in cui la progettazione urbana diventa terreno di potere. Siamo nella Napoli del 1885, negli anni successivi al devastante colera del 1884. La città vive il periodo del cosiddetto Risanamento, una gigantesca operazione urbanistica destinata a ridisegnarne il volto. Quartieri popolari medievali vengono demoliti per far spazio a nuove strade e a palazzi moderni, mentre capitali pubblici e privati alimentano una stagione densa di progetti e speculazioni.
In questo scenario si muove il commissario Veneruso, figura ormai centrale nella produzione dell’autore. Scorbutico, ironico, spesso sbrigativo nei modi, appare lontano dall’immagine del raffinato investigatore. Ama il cibo, diffida delle novità e affronta il lavoro più con l’istinto che con la logica. Proprio questa sua apparente rozzezza lo rende molto umano. Sotto la ruvida scorza affiora un’inattesa sensibilità , in grado di emergere nei momenti più impensati, soprattutto nel rapporto con i suoi collaboratori e con la malinconica Annarella.
La Napoli del commissario Veneruso è una storica presenza che respira e cambia davanti agli occhi del lettore. Le strade percorse dal commissario e dalla sua squadra raccontano un passato di miseria e sopravvivenza, mentre i nuovi cantieri minacciano un incerto futuro. Dietro ogni progetto si muovono passioni, rivalità e interessi destinati a lasciare tracce profonde nel tessuto urbano. Il contrasto tra memoria e trasformazione attraversa tutto il romanzo accordando all’indagine un più ampio significato.
Il risultato è un giallo che va oltre il semplice enigma. trasformandosi progressivamente in una riflessione sul tempo e sul destino delle città .
Il sangue degli architetti dimostra come un thriller possa diventare un valido strumento per raccontare la storia e le sue contraddizioni. Attraverso una trama avvincente e straordinari personaggi, Diego Lama scrive un romanzo in grado di intrecciare memoria e mistero.
Il sangue degli architetti – Diego Lama
Patrizia Debicke


