
Stephen King e Maurice Sendak
Hänsel e Gretel
Adelphi
Già esisteva della fiaba dei fratelli Grimm una versione totalmente inchiostrata di nero di Lorenzo Mattotti (2009, poi ripubblicata con testo di Neil Gaiman nel 2014) che ne estremizzava il carattere di noir. Era inevitabile che intorno a quel corpus fiabesco prima o poi dovessero incontrarsi due geniali artisti, rispettivamente dell’illustrazione e della narrativa: l’autore del perturbante Nel paese dei mostri selvaggi e il Re dell’Horror o meglio del Fantastico. (Infatti, il fiabesco Fairy Tale, lungo più di 600 pagine, contiene evidenti riferimenti a Cappuccetto Rosso, Jack e il fagiolo magico, La guardiana delle oche, anche a Hänsel e Gretel e le tracce scomparse della via del ritorno). L’albo è costruito sui bozzetti e i disegni di Sendak per un’opera teatrale andata in scena nel 1997. La storia è nota e la versione di King è pulita, chiara, fluida, onesta, con qualche piccola accentuazione di tono qua e là e una variazione più notevole: la soppressione della scena in cui un’oca trasporta i fratellini oltre una distesa d’acqua, cancellando così una “funzione” fondamentale della morfologia della fiaba fissata da Propp, ovvero la figura dell’“aiutante magico”; ma nulla cambia nella storia per i bambini, e poi queste sono cose noiose di adulti pedanti. Nella breve introduzione King dichiara di essere stato incantato dalle storie di Sendak, “luminose fuori, oscure dentro”, fin da quando le leggeva ai figli. “È Quasi tutta la vita che scrivo di bambini come Hänsel e Gretel” dice lo scrittore del Maine, di ragazzi coraggiosi e intraprendenti che lottano contro il Male, e vincono. Come i fratellini abbandonati nel bosco dello Spessart, come i losers, “i perdenti”, contro It, la Cosa, con il volto del clown. Luminoso e sorridente fuori, ghignante e oscuro dentro. Il testo dei Grimm, rivisto da King, è il palinsesto su cui si distendono le immagini di Sendak: la strega sulla scopa dagli occhi giallastri e il naso bitorzoluto con il sacco di bambini rapiti sulle spalle ricorda la Baba-Jaga russa, addirittura anticipa Vecna, alias il Signor Cos’è alias Henry, il gran villain del Sottosopra a caccia di ragazzi in Stranger Things. Sono tutti momenti della grande narrazione della guerra tra Bene e Male.
La scenografia dipinta da Sendak affonda dentro immagini asfissianti e claustrofobiche una vegetazione cupa di alberi e cespugli urlanti che nascondono il volto maligno della strega e trascinano il lettore/spettatore fino a precipitare in una realtà aliena e malvagia, che però d’improvviso si apre alla visione dolcificante ed edificante della casetta di pan di zenzero. Luce e dolcezza nascondono pericoli e veleni. Luminosità fuori e oscurità dentro, come l’arte di Sendak. Da Hänsel e Gretel ai “perdenti” di It ai ragazzini di Stranger Things tutto si tiene.
Da 5 anni